Secondo figlio

Dopo cinque anni che è nata e dopo aver sentito anche altre campane, mi sono chiesto: perché i secondo geniti sono così? Così come? Ecco come, voglio elencare qui di seguito una serie di aggettivi piuttosto pertinenti, che fanno al caso mio e della mia piccola e dolce figliola che prende il nome di Dorotea.

Testarda. Impertinente. Rompipalle. Capricciosa. Furba. Stronza. Menefreghista. Leccaculo. Egoista. Approfittatrice. Sfaticata. Manipolatrice. Insomma il concetto è chiaro, smetto perché cominciano a venirmi in mente aggettivi più volgari e non vorrei offendere nessuno.

Al di là di questo piccolo sfogo, l'argomento di quest'articolo mi è venuto in mente per una piccolissima scenata isterica che è capitata, se non faccio male i conti (visto che di scenate ne capitano un giorno si e l'altro pure) mercoledì mattina. Per farla breve e tediarvi il meno possibile, in una giornata normale alla mattina, a casa mia, la grande ed il piccolo li caricano in macchina i miei genitori e li portano una a scuola e l'altro all'asilo nido (si lo so siamo fortunatissimi, ce lo dicono tutti non ricordatemelo anche voi). Io, per orari ed impegni (ed anche perché la seconda è un po' più instabile caratterialmente quindi preferisco gestirmela io), porto Dorotea all'asilo. In genere, prima di uscire di casa, mi chiede se può portare un libretto o un gioco all'asilo. Ovviamente, senza problemi, le dico di si e lei contenta sale in macchina iniziando la giornata nel migliore dei modi.

Sta di fatto che mercoledì la cara e dolce Dorotea fa una richiesta a sua sorella Viola prima che quest'ultima uscisse per andare a scuola con i miei: "Viola posso prendere il tuo libretto delle principesse per portarlo all'asilo?". Dalla soave voce della grande esce un secco e perentorio: "No!". Lì per lì non me ne sono troppo accorto ed il "no" l'ho sentito, ma senza dargli troppo peso. Tra il mettere via le cose della colazione e prendere i giubbotti, non gli ho dato molta importanza. Stolto, mi sono detto.

Normalmente cerchiamo di far condividere giochi e libri tra i tre, nel limite del possibile e delle età. Se non mi fosse sfuggita la cosa avrei detto a Viola di lasciarglielo che non succedeva niente. Invece stavolta non ho fatto da intermediario ... purtroppo.

Uscita Viola, quando ho detto a Dorotea di andare a lavarsi denti e faccia, non vi dico la crisi che è scoppiata. Una tragedia greca! L'apoteosi del suo repertorio: dalle lacrime che sembravano delle cascate, ad urla con decibel sul livello di una sirena dei pompieri, ai tentativi di pendermi le gambe da ruffiana e corrompermi. Si aggrappava alle gambe e mi pregava: "Papì ti prego, voglio il libretto delle principesse".

Dal canto mio prima ho cercato di farle prendere un'altra cosa. Mossa totalmente inutile. Poi le ho detto che anche lei spesso dice no a sua sorella. Altra mossa inutile. Poi l'ho ignorata. Ulteriore mossa inutile Poi mi sono incazzato ed urlato. Lei urlava di più quindi non mi sentiva, per cui altra mossa inutile. Poi ho fatto finta di uscire e lasciarla in casa da sola. Ecco, qui si è decisa ad andare a lavarsi i denti e la faccia rigata dalle lacrime; e soprattutto di accontentarsi di un altro libretto. 

Potevo certamente farle prendere il libro di Viola, che probabilmente non se ne sarebbe mai accorta, ma per un paio di motivi non l'ho fatto. Primo per "difendere" la posizione della prima figlia: le aveva detto di no. Non volevo che lo scoprisse e si arrabbiasse per la cosa. Poi perché ogni tanto un bel "no" alla mia seconda non fa male.

Fatto bene o fatto male? Non lo so, ho fatto quello che credevo giusto e mantenuto una linea.

La scenata è durata un bel po', sarà andata avanti un quarto d'ora o venti minuti, giù di lì comunque. Saliti in macchina per correre all'asilo era già risolto tutto.

Beati i bambini che hanno questa capacità di prendere la vita con leggerezza.  

Adesso vi saluto.

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A presto.